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Storia del presepe e dell'albero di Natale

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Categoria: Storia
19 Dic 2012
Scritto da Pensieri e Libertà Visite: 2075

Il Natale è alle porte e nelle nostre case già da tempo hanno preso posto i simboli natalizi per eccellenza, quali l'albero di Natale e il presepe, o presepio.

Di solito la data per accingerci a preparare la nostra casa al Natale è l'8 dicembre.

Siamo soliti fare il presepe senza chiederci da dove venga questa origine né la storia che si porta dietro. E ora facciamo un tuffo nel passato per arrivare alla nascita di questa tradizione.

I primi a parlare di natività furono gli evangelisti Luca e Matteo e nei loro racconti è presente l'incarnazione di Cristo e l'immagine della mangiatoia, ma il vero padre del presepio è Francesco d'Assisi che dopo aver assistito alle funzioni della nascita di Gesù a Betlemme ne rimase così colpito da volerlo replicare in Italia l'anno successivo.

Nel 1223 Francesco chiese il permesso al papa Onofrio III di poter rappresentare la natività di Gesù a Greccio, paese che gli ricordava Betlemme per la sua povertà e dimensione. A quei tempi non era permesso farlo nelle chiese per cui sistemò una stalla in un bosco a mo' di mangiatoia e vi portò un bue e un asino ma senza la Sacra Famiglia, e il giorno di Natale fece la famosa predica davanti a una folla di gente rendendo facile e comprensibile la storia del Natale a tutti, anche a coloro che non sapevano leggere.

Uno dei primi presepi venne realizzato nel 1283 da Arnolfo di Cambio ed è conservato nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, ha la forma di una casetta ed è fatto in alabastro.

Nei secoli a venire il presepe divenne sempre di più un simbolo di culto, ma il periodo più fiorente fu il Barocco, durante il quale i Gesuiti fecero costruire i presepi in ogni luogo cristiano.

Nel 18esimo secolo con l'avvento dell'illuminismo i presepi furono vietati, per non distruggerli vennero nascosti nelle case dei contadini che iniziarono ad appassionarsi all'arte del creare le statuine per abbellire e ingrandire il presepe.

Nel 1800 il presepe iniziò anche ad essere un simbolo familiare e si deve soprattutto agli artisti napoletani che inserirono nel presepe scorci di vita quotidiana come si può ammirare per le vie di San Gregorio Armeno.

Fin ad oggi questa tradizione si è mantenuta e non è andata scemando, anzi si rafforza creando ogni anno un presepio più ricco e più verosimile.

A parte le rappresentazioni iconiche sono molto diffuse anche quelle fatte dalle persone e in qualche paese riprodurre la natività di Cristo la notte del 24 dicembre è ormai una tradizione ben affermata.

Insieme al presepe non può mancare l'albero.

9 ottobre 1963, un disastro per errore umano

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Categoria: Storia
09 Ott 2012
Scritto da Pensieri e Libertà Visite: 1298

Questa data segna il tragico evento industriale che ha causato la morte di 1920 persone.

È il disastro di Vajont, siamo in provincia di Belluno, e vicino al torrente è stata costruita la più grande diga mai esistita, però gli errori umani non mancano e si innesca una strage che ricordiamo con amarezza.

La sera del 9 ottobre, verso le 22.40 una frana colpisce la diga si abbatte violentemente sui cittadini delle zone circostanti al Vajont, che non hanno ricevuto l’allarme per evacuare la zona e salvarsi la vita.

La pressione dell’acqua della diga è così forte che dopo 5 minuti di quella valle non rimane altro che morte e distruzione.

È un tipico evento nella quale la natura prende il sopravvento sul lavoro umano, seppur pieno di errori, innanzitutto la diga è stata costruita in una zona non idonea e il livello dell’acqua era stato innalzato oltre i margini di sicurezza.

Furono completamente rasi al suolo i paesi di Longarone, Pirago, Maè, Villanova, Rivalta, e molti borghi vicini vennero parzialmente distrutti, i danni materiali furono ingenti ma il danno morale che creò questa frana fu ancora più alto.

Nel 2008 la frana del Vajont è stata inclusa tra i disastri evitabili e si sottolinea il fallimenti degli ingegneri e dei geologi che non hanno capito il problema che stavano per affrontare.

Ancora oggi i cittadini pagano a caro prezzo le conseguenze degli errori di chi ha progettato la diga della morte di tante persone.

I have a dream - Io ho un sogno

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Categoria: Storia
29 Ago 2012
Scritto da Pensieri e Libertà Visite: 996

28 agosto 1963, Washington: circa 300 mila persona, di cui l’80% di colore, danno luogo alla famosa marcia per il lavoro e la libertà. La manifestazione è organizzata da gruppi di persone sostenitori dei diritti civili, del lavoro e delle organizzazioni religiose.

Questo giorno è ricordato particolarmente per il discorso di Martin Luther King davanti al Lincoln Memorial in cui pronuncia le fatidiche parole “I have a dream” e si esprime a riguardo della libertà e dell’uguaglianza di ogni cittadino, a prescindere dal colore della sua pelle, lotta per questa causa e ricorda il Proclama sull’Emancipazione che ha diffuso una speranza per gli schiavi e per il loro futuro, ma a 100 anni da quelle leggi la sua popolazione viene ancora trattata con discriminazione e disprezzo, Martin Luther King si batte non solo affinchè le persone di colore vengano trattate come tutte le altre ma che la nazione si sollevi e faccia riaffermare la democrazia e la giustizia, esorta i suoi “fratelli” a continuare a lottare per questa causa ma non a macchiarsi di nessuna ingiustizia perché i loro sforzi non saranno vani e troveranno la tranquillità quando i loro figli non saranno più oggetto di derisione e discriminazione.

D’altronde si sa che quell’anno non è stato proprio il più tranquillo di tutti, ma Martin Luther King sperava di poter abbattere finalmente le barriere che gli essere umani hanno costruito tra di loro, oggi nel 2012 possiamo constatare che ancora le persone continuano a temere chi è diverso, lo allontanano e lo fanno vivere nella propria solitudine fino alla disperazione, portandolo ai gesti più disparati. E la gente ancora continua a dare la colpa solo a loro, rubano, uccidono, violentano e non riescono a capire che la colpa è anche nostra che li facciamo sentire soli perché la loro pelle è un po’ più scura, in fondo anche noi siamo “diversi”.

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