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The Doors - The Doors

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Categoria: Musica
23 Apr 2013 Visite: 927
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I Doors nacquero nell'estate del 1965 a Venice Beach, in California quando si incontrarono due studenti, Jim Morrison e Ray Manzarek. Quest'ultimo con il fratello Rick faceva già parte di una band e volle che Jim si unisse a loro. Successivamente Ray ingaggiò Krieger, musicista interessato al flamenco, e Densmore, appassionato di jazz. Ma fu Morrison a scegliere il nome del gruppo ispirandosi al libro di Aldous Huxley Le porte della percezione.

A questo punto il gruppo completo nella sua formazione era pronto, con Jim Morrison alla voce, Ray Manzarek alle tastiere, Robby Krieger alla chitarra e John Densmore alla batteria. Tra i quattro musicisti si creò subito un rapporto molto profondo che portò curiosamente i Doors a non avere un bassista: poichè la loro attenzione non andava soltanto alle capacità musicali ma anche alla sua persona.

Dopo qualche audizione, Manzarek, tastierista tecnicamente e musicalmente dotatissimo, propose di adattarsi in quel ruolo, aggiungendo un elemento che gli consentisse di gestire il basso con la mano sinistra e la parte melodica alla tastiera con la destra. Cosi venne risolto il problema.

Joy Division – Unknown Pleasures

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Categoria: Musica
20 Ago 2012 Visite: 924


La storia dei Joy Division ha inizio nel dicembre del 1976 quando, fatto piuttosto comune nel periodo punk, tre ragazzi decidono di dar vita ad un gruppo quasi senza saper suonare. In principio il loro nome era Stiff Kittens e la formazione del gruppo era composta da Bernard Dicken (all'anagrafe Bernard Sumner, chitarra e voce), Peter Hook (basso e voce) e Terry Mason (batteria e voce). Dopo che la critica bocciò una loro esibizione, i tre, furono contattati da Ian Curtis: un giovane ventenne nativo di Macclesfield, che fin da giovanissimo vive per due passioni: scrivere poesie e ascoltare musica rock e visto che anche lui cercava di dar vita ad una band entrò a far parte dei Kittens. In seguito il nome cambiò in Warsaw (in onore a Warszawa, canzone di David Bowie), conosciuto il produttore Martin Hannett, dopo un cambio di batterista e dei demo che resteranno inediti per molto tempo, i futuri Joy Division trovano la loro alchimia con il nuovo batterista Stephen Morris. Alla fine del '77 arrivano sul mercato con il loro primo EP, i testi di Curtis iniziano a farsi sempre più desolati e introspettivi, l'energia punk muta in atmosfere più rarefatte, lugubri e opprimenti. Siamo già di fronte a ciò che sono stati i Joy Division (nei lager nazisti questo nome designava le prigioniere destinate all'intrattenimento sessuale degli ufficiali). Curtis trova questo nome in un romanzo "The House Of Dolls" rimanendone colpito, cosi lo propone agli altri membri del gruppo e viene adottato nel gennaio del 1978, anche per non creare confusione con un' altra band, i Warsaw Pakt.

Iniziano le prime esibizioni dei Joy dalle quali traspare tutta la loro qualità ma anche il grande dolore e le difficoltà fisiche di Ian (malato di epilessia). Ma nonostante i problemi, la strada verso il consenso della critica e il successo popolare, sembra in discesa.

Cosi arriva Unknown Pleasures. Martin Hannett alla produzione esalta ogni singolo giro prodotto da Sumner e da Hook, la batteria di Morris incalza con geometrica precisione, il canto robotico e al tempo stesso vibrante di Curtis regalano una drammaticità desolante. Ci troviamo di fronte ad una persona forse già rassegnata al proprio destino che ci lascia, senza saperlo, un disco capace di influenzare la musica mondiale degli ultimi trent'anni.

Bob Dylan – Highway 61 revisited

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Categoria: Musica
09 Ago 2012 Visite: 921



All’inizio del 1965 Dylan non era sconosciuto al grande pubblico. La sua carriera vantava già alcuni lavori importanti come The freewheelin’ e The times they are a-changin’ all’interno dei quali le canzoni di protesta e i canti disperati in cerca di riscatto erano i temi più cari del nostro Bob. Le sue canzoni avevano portato speranza, desiderio di riscatto, animato e unito allo stesso tempo i suoi ascoltatori. Ma questa etichetta di folksinger impegnato gli andava stretta, Dylan sentiva che c’era qualcosa che non andava. Aveva bisogno di cambiare se non addirittura di mollare tutto e ritirarsi.

Cosi, in marzo, avvenne ciò che nessuno si sarebbe mai aspettato, la pubblicazione di Bringing It All Back Home, conosciuto in Italia anche come Subterranean Homesick Blues che segna un profondo cambiamento stilistico: per la prima volta Dylan viene accompagnato da strumenti elettrici. Per un purista della canzone di protesta questo equivaleva ad un tradimento, egli fu apostrofato duramente durante questo periodo (“Giuda!” gli fu addirittura urlato durante un concerto) ma il cantautore americano non si scompose minimamente e tirò dritto per la sua nuova strada. Per “L’autostrada 61” verrebbe da pensare.

Dylan non cambia solo il suo stile ma inventa un nuovo modo di fare rock, dando voce ai poeti del passato, profanandoli nella forma forse, ma donandogli nuovo splendore.

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